AMICI FINO IN FONDO ... ADDIO AMICO MIO

il dolore lo trattiene, il ringraziamento lo lascia andare...addio amico mio..Ho esitato molto prima di scrivere questo inserto, estremamente spiacevole e terribilmente doloroso per chi ha subìto e sofferto la perdita di un amico peloso ma ancor più doloroso e devastante, é quando siamo noi ad essere costretti a decidere il suo destino...

Purtroppo NON c’é una regola, un manuale... che vi aiuta a capire “quand’é il momento”. Sicuramente il vostro veterinario di fiducia vi saprà indicare al meglio il quadro clinico e le aspettative di vita del vostro fedele amico, mentre voi, vivendolo quotidianamente, sarete in grado di giudicare la sua QUALITA' di vita. Una buona qualità di vita comporta principalmente l’alimentazione (se il cane accetta o meno il cibo), l’idratazione (se beve abbastanza), il dolore (se si lamenta, ha difficoltà a respirare...), mobilità e igiene (se il cane non riesce a muoversi, piaghe da decubito, incontinenza, convulsioni, perdite di equilibrio....), gioia e interesse (se interagisce ancora con l’esterno, se apprezza la compagnia della famiglia o si isola, se é depresso, ansioso, spaventato, solitario....). Cercate di valutare attentamente la situazione e se i giorni brutti superano quelli buoni, allora la qualità della vita potrebbe essere compromessa. Pensate soprattutto se le condizioni dell’animale sono CONFORTEVOLI E DIGNITOSE! Oltre ai dolori debilitanti, tenete in considerazione anche il dolore psicologico che deriva dall’essere diventato incontinente e non potersi più controllare, sporcandosi... il cane soffre di questo! La decisione riguardo l'eutanasia di un animale caro é sicuramente molto difficile, ma é una decisione che dobbiamo prendere nel miglior interesse dell’animale e NON per evitare a noi una sofferenza... Aspettare troppo a praticare l’eutanasia ad un animale sofferente, non è una scelta umana nei suoi confronti.
E non é ancora tutto, dovete considerare inoltre che NOI stessi potremmo essere la causa di un ulteriore sofferenza nel nostro fedele amico... il dolore emozionale!!
Lo spiega molto bene il Vet. Cattinelli, nel suo libro “Amici fino in fondo” che vi consiglio di leggere. I concetti base sono molto semplici: pensiamo a cosa succede in Natura: quando l’animale sente che la vita lo sta abbandonando, prima che le ultime forze gli vengano meno, istintivamente si allontana dal branco e sceglie un luogo dove serenamente aspetta che la morte sopravvenga. Da quando abbiamo “costretto” i nostri amici animali a vivere con noi, secondo le nostre regole, quest’ ultima opportunità di scelta gli viene preclusa. In Natura gli animali “sentono” solo sé stessi, si chiama ISTINTO e per istinto, loro sono abituati a lasciarsi
morire quando é il momento. Un’altra certezza dimostrata dal Vet. Cattinelli in tanti anni di esperienza, é che gli animali hanno una soglia del dolore più alta della nostra, a livello fisico.
Ed eccoci quindi alla domanda più importante che ci deve far riflettere.... “Allora se l’animale prova dolore, e non è dolore fisico, perché come abbiamo visto la soglia del dolore in loro è più alta della nostra, non è dolore emozionale legato all’evento in sé, perché in questo atto, essendo uguale alla nascita e quindi rappresentando la fine di un naturale processo, non è contemplato il dolore; allora mi domando, da dove nasce la possibilità di sperimentare questo dolore?"

La risposta é lapidaria, non lascia spazio a dubbi....Il veterinario Cattinelli, che fa una chiara distinzione tra il dolore fisico e il dolore emozionale, afferma per esperienza, che il dolore e la sofferenza dell’animale passa inevitabilmente attraverso la NOSTRA non accettazione della morte. Il nostro non accettare questo inevitabile passaggio, provoca un intenso dolore nell’animale. Ognuno di noi ha avuto modo di cogliere nel proprio animale la capacità di leggere e percepire le nostre emozioni, quindi.... “Dal dolore all’accettazione della morte". Questo ci richiede di fare l’animale che vive con noi. Ce lo richiede perché vuole morire serenamente, come la Natura gli ha insegnato a fare e perché ha delegato a noi la scelta del luogo e del momento più opportuno. Il più delle volte, però questa opportunità non gli viene concessa, perché essendo parte di noi, è legato indissolubilmente alle nostre emozioni, alla nostra paura nel vivere il dolore, alla
poca fiducia che abbiamo nel donargli il più grande regalo di tutta la sua vita e alla nostra inadeguatezza a vivere consapevolmente tale evento.
La persona deve sentire, come fanno gli animali, quando non c’è più niente da fare, deve sentire che sospendere le terapie è la scelta più consona affinché l’animale possa riacquistare la sua libertà.
E per ultimo deve, dentro di sé, trasformare il dolore in ringraziamento.
Questo non significa assolutamente reprimere il dolore: Non significa fare finta che non esista o evitare di piangere perché lui lo sente e dentro di sé sperimentare una lacerazione incontenibile.
L’animale sente il nostro dolore, e lo accetta, come manifestazione del nostro vissuto emozionale, ma
l’animale sente anche il nostro sentimento di ringraziamento, e di questo ha maggiormente bisogno nel vivere questa transizione.per concludere un rapporto d'amore ci vuole amore e per ringraziare bisogna riconoscere
Il dolore lo trattiene, il ringraziamento lo lascia andare.
Il tempo e le modalità nelle quali si svolgerà tale evento dipenderanno esclusivamente da noi, dalla
nostra saggezza, dalla nostra forza, dalla nostra obiettività, dal nostro istinto.... dal nostro amore.
Penso che per amore nei confronti del nostro animale valga la pena tentare di vincere quelle piccole
resistenze che ci ancorano ad quel modo di essere che ci tiene lontani dalla dimensione animale nella
sua completezza.

"Penso che per concludere un rapporto d’amore non ci voglia altro che amore e per ringraziare bisogna riconoscere. Per riconoscere bisogna, ancora una volta, amare. “

(brani tratti dal libro “Amici fino in fondo” del Vet. Stefano Cattinelli)